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Journal of Silviculture and Forest Ecology

 
Forest@ - Journal of Silviculture and Forest Ecology
vol. 4, pp. 355-364 (Dec 2007)

Technical Reports

*Silviculture within protected areas: forest utilizations in the National Park "Dolomiti Bellunesi", Northern Italy

Gianpiero AndreattaCorresponding author

 

Abstract

The “Dolomiti Bellunesi” National Park extends over 31150 ha, of which about 15700 ha are woodland. About 10000 ha are of direct silvicultural interest. According to the Veneto Regional Act no. 25/1997, the Park Authority has approved the resolution no. 116/1997 providing for the administrative procedures regulating the allowed silvicultural interventions, which refer to cuts of less than 100 m within high forest stands and to cuts of less than 2.5 ha within coppice stands. The National Forest Service is in charge of the advisory technical support to the landowners and of the control of the woodlot cuts. According to the adopted rules, silvicultural interventions can meet the requirements of both timber production and environmental protection. This case study demonstrates that silviculture may be suitably applied even in areas designated for nature conservation, like the considered National Park.

Keywords: Silviculture, Parks, Nature conservation, Dolomites, Forest management

Introduzione 

Le aree protette rappresentano in Italia una tra le più importanti novità degli ultimi decenni nel settore della protezione della Natura; istituite con lo scopo di tutelare e salvaguardare realtà di elevato pregio naturalistico, rappresentano infatti il frutto della mutata ed accresciuta sensibilità ambientale della collettività.

L’istituzione di aree protette di diversa tipologia (Parchi Nazionali, Regionali, Naturali e Riserve Naturali) ha portato, nella quasi totalità dei casi, ad un diverso modo di rapportarsi alla Natura da parte di una società fino a pochi anni fa diversamente orientata nei confronti dei territori naturali e delle formazioni forestali in particolare.

Le attività antropiche esercitate all’interno di Parchi e Riserve si trovano necessariamente a dover tenere conto di una nuova realtà, dove leggi e regolamenti non debbono essere interpretati alla stregua di divieti assoluti, bensì quali strumenti normativi emanati per incrementare una garanzia di maggior tutela e salvaguardia. Da questa nuova visione - legata ad una differente realtà territoriale rispetto a soli pochi lustri or sono - nascono degli interrogativi di non sempre facile soluzione: tra i quesiti su cui ci si interroga ci sono quelli che riguardano se sia possibile, all’attualità, parlare di gestione forestale all’interno delle aree protette o quale tipo di selvicoltura sia possibile attuare per conciliare le molteplici esigenze che spaziano, da un lato, dalla finalità di protezione della Natura, all’altro, rappresentato dagli interessi dei proprietari o dei “fruitori” dei popolamenti forestali. Inoltre ci si chiede su quali criteri impostare e realizzare i tagli boschivi, interventi che in molti casi non sono sempre accettati e condivisi in toto dalle diverse componenti della società interessate a vario titolo alla gestione ed alla fruizione delle aree protette.

Per poter apportare un contributo di discussione e di risposte pratiche ai quesiti posti in precedenza - dato per assodato il principio della necessità di eseguire interventi selvicolturali anche all’interno delle aree protette ([8], [9], [4]) - nel presente lavoro viene presentata l’esperienza dell’applicazione della selvicoltura e della gestione dei tagli boschivi all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Alla luce della situazione che verrà illustrata, si può affermare che all’interno dell’area protetta le normative esistenti prevedono un’assistenza tecnica preventiva e consentono un controllo capillare delle utilizzazioni forestali; inoltre l’effettuazione delle stesse è in grado di soddisfare - senza alcuna conflittualità - le esigenze di produzione di materiale legnoso e di conservazione della Natura all’interno di un’area protetta.

L’area di studio 

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si estende per circa 31152 ettari interamente nella provincia di Belluno, regione Veneto, Nord-Est dell’Italia, interessando territori con una quota che varia dai 400 sino ai 2565 m.s.l.m. (Fig. 1).

Fig. 1 - Quantità totale annua (quintali) assegnata alle utilizzazioni forestali nei boschi cedui demaniali e di proprietà privata all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo 1998-2004 (dati Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
 
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I complessi boscati esistenti - di estensione pari a circa 15734 ettari - rappresentano le varie tipologie forestali che sono comprese dal piano basale prealpino al limite superiore della vegetazione arborea ([6]).

La sequenza delle fasce altitudinali, seguendo lo schema del Pignatti ([13]), è di non facile definizione a causa della complessa orografia e delle condizioni microclimatiche che influenzano notevolmente la copertura vegetale. Di interesse forestale sono la fascia medioeuropea (3230 ettari), dal fondovalle sino ai 1000 (1200) metri di quota sui versanti a Sud e sino ai 700 (800) metri di quota sui versanti più freschi, con ambienti spesso fortemente trasformati dall’uomo e caratterizzata da boschi di latifoglie, per lo più carpineti e orno-ostrieti e con solo localmente acero-frassineti; la fascia subatlantica (4705 ettari), dai 600-700 sino ai 1600 (1700) metri di quota che presenta ampie formazioni forestali a netta prevalenza di faggio (Fagus sylvatica L.), in purezza o talvolta misto a conifere; la fascia boreale (3980 ettari), dai 1500 (1200-1300) metri di quota sino al limite superiore della vegetazione arborea dove sono presenti soprassuoli caratterizzati dalla scarsa presenza dell’abete rosso (Picea excelsa Link) per cui al posto della peccata si trovano più frequentemente formazioni di larice (Larix decidua Miller) e dove nella parte più alta sono presenti estese mughete (Fig. 2).

Fig. 2 - Quantità totale annua (metri cubi) assegnata alle utilizzazioni forestali nei boschi d’altofusto demaniali e di proprietà privata all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo 1998-2004 (dati Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
 
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Il substrato geologico principale è costituito da rocce di origine sedimentaria, in particolare dalle dolomie triassiche. L’orografia risulta essere fortemente condizionata da processi geomorfologici ed erosivi che si sono susseguiti nel corso del tempo ed è caratterizzata da un contesto geografico molto impervio. Sui versanti in forte pendenza si sono sviluppati suoli abbastanza primitivi e di scarsa profondità, ricchi di scheletro e spesso con roccia affiorante, soggetti a ruscellamento ed all’alternarsi di periodi in cui si presentano saturi di umidità con altri in cui si verificano fenomeni di aridità ([3]). I processi pedogenetici dei terreni dei versanti scoscesi risultano essere fortemente condizionati, in senso negativo, dall’intenso - e prolungato nel corso del tempo - sfruttamento derivato dalle utilizzazioni forestali (trattamento per lo più a ceduo semplice) che ha comportato un notevole impoverimento del suolo accentuato anche dai conseguenti processi erosivi ([15]). Inoltre, al progressivo impoverimento dei suoli, hanno contribuito anche i ricorrenti incendi, spesso di catastrofiche proporzioni, di cui si ha notizia già in epoca antecedente alla dominazione veneziana ([14]).

Le utilizzazioni forestali nel passato 

In epoca passata, la quasi totalità dei popolamenti forestali oggi facenti parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è stata sottoposta ad una forte pressione antropica ([5], [10]). Notizie del disboscamento delle pendici di molte montagne, nelle parti più basse, si hanno già a partire dall’epoca medioevale, ma il vero e proprio sfruttamento del territorio iniziò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, quando alla Serenissima erano necessarie massicce quantità di materiale legnoso e di carbone per l’industria mineraria ([2]). Nel ’700, l’aumento demografico e la forte richiesta di legna da ardere e di carbone per uso industriale comportarono il disboscamento anche di molte delle pendici più elevate ([14], [11], [12]). L’opera di ceduazione dei popolamenti di faggio - vero e proprio sfruttamento - è proseguita anche durante il diciannovesimo secolo, come testimoniano le numerose aie carbonili ancora visibili all’interno dei complessi boscati ([1], [15]). Negli ultimi decenni, a partire dagli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, in tutta l’area, dapprima per l’allungamento dei turni ed in seguito per l’abbandono delle zone montane dovuto a ragioni economico-sociali, i tagli sono stati fortemente ridotti sino, in molti casi, a cessare totalmente. Nel corso degli ultimi lustri, pertanto, soprassuoli boschivi che si presentavano notevolmente degradati e fortemente impoveriti, hanno ripreso vigore aumentando la loro massa legnosa ed il bosco ha iniziato lentamente a rimarginare le ferite causate dall’intenso sfruttamento antropico del passato.

Da qualche anno, su estese superfici, soprattutto all’interno dei soprassuoli demaniali - l’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali tra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo acquistò circa 22000 ettari di terreni forestali nella Val Belluna che furono successivamente classificati, tra il 1972 ed il 1975, “Riserve Naturali” e che in seguito sono andati a costituire circa la metà del territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi - sono iniziati interventi di conversione all’altofusto dei popolamenti di faggio puri o misti, così come previsto dagli intendimenti dei Tecnici Forestali, con la conseguenza di una buona disponibilità di materiale legnoso da impiegarsi quale combustibile. Negli ultimi tempi inoltre, anche da parte dei proprietari privati, in seguito al continuo aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi impiegati per il riscaldamento domestico, si sta manifestando un rinnovato interesse per i prodotti legnosi e quindi l’esigenza dell’effettuazione di utilizzazioni forestali (Fig. 3, Fig. 4).

Fig. 3 - Le utilizzazioni forestali all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi riguardano in misura maggiore i popolamenti cedui; nelle faggete demaniali da anni sono in corso interventi di conversione all’altofusto (Foto: Archivio Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
 
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Fig. 4 - Il controllo capillare su tutte le utilizzazioni forestali all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi avviene attraverso un’opera di consulenza tecnica preventiva attuata dal Corpo Forestale dello Stato applicando le indicazioni selvicolturali adottate d’intesa tra Ente Parco e C.F.S. (Foto: Archivio Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
 
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La gestione attuale dei tagli boschivi 

Aspetti normativi

Per un corretto e puntuale inquadramento della problematica, è necessario soffermarsi sugli aspetti normativi che intervengono nella regolamentazione delle utilizzazioni forestali eseguite all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. La normativa nazionale di riferimento è la legge 6 dicembre 1991, n.394 - Legge quadro sulle aree protette, la quale prevede che ogni Parco Nazionale si doti di strumenti di pianificazione e gestione del territorio di competenza quali sono il Piano ed il Regolamento del Parco, documenti amministrativi che tra l’altro prevedono il rilascio da parte dell’Ente Parco di un “nulla osta” per l’esecuzione di interventi che siano ritenuti compatibili e conformi ai principi di tutela e salvaguardia dell’area protetta.

Di particolare importanza per l’impostazione e l’esecuzione delle utilizzazioni forestali nella regione Veneto - territorio all’interno del quale ricade per intero l’area protetta - è la legge regionale 27 giugno 1997, n.25 - Piani di riassetto forestale. Aspetto fondamentale ed innovativo rispetto al passato è quello che la suddetta norma prevede la predisposizione di specifici piani di riordino forestale per determinate tipologie forestali tra cui sono ricompresi i boschi cedui e quelli di altofusto ([7]); inoltre vi è l’obbligo di presentazione di un progetto di taglio a firma di un professionista per utilizzazioni forestali superiori ai 100 metri cubi di materiale legnoso in fustaia ed ai 2.5 ettari di superficie per i cedui: detto progetto viene sottoposto all’approvazione del Servizio Forestale regionale. Al di sotto di tali soglie, una volumetrica e l’altra di superficie, vi è l’obbligo per i proprietari che intendono eseguire dei tagli di utilizzazione all’interno dei popolamenti forestali di inoltrare al Servizio Forestale della regione Veneto una comunicazione di taglio: il Servizio Forestale si riserva sessanta giorni di tempo per apportare modifiche prescrittive alla comunicazione di taglio, trascorsi i quali, per silenzio-assenso, viene legittimata l’effettuazione dell’intervento.

Sulla base di quanto disposto dalla legge regionale 25/1997, l’Ente Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi - per dotarsi di uno strumento di ulteriore garanzia per la corretta esecuzione degli interventi di taglio - ha emanato la Delibera 116/1997 - Disciplina provvisoria delle utilizzazioni forestali, con la quale si è provveduto a normare, in accordo con il Servizio Forestale della regione Veneto, l’esecuzione dei tagli boschivi che, nel territorio dell’area protetta, prevedono utilizzazioni forestali al di sotto dei 100 metri cubi di massa legnosa nell’altofusto e dei 2.5 ettari di superficie per il ceduo: detti interventi costituiscono la quasi totalità dei tagli boschivi effettuati all’interno del Parco Nazionale eccezion fatta per qualche raro lotto nell’altofusto. In particolare, la Delibera prevede differenti tipi di modalità autorizzativa a seconda che il taglio venga effettuato all’interno delle diverse aree in cui è suddiviso il territorio del Parco per il livello di tutela adottato. Va necessariamente evidenziato come l’Ente Parco abbia inteso, attraverso l’emanazione della Delibera, mettere in atto una procedura che, come si vedrà nella esposizione che segue, dà la massima garanzia per una corretta e puntuale esecuzione dei tagli di utilizzazione all’interno dell’area protetta, prevedendo - d’intesa con Corpo Forestale dello Stato - Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi - una procedura di assistenza tecnica e sorveglianza diretta sull’esecuzione di ogni intervento di taglio boschivo, anche del più piccolo, anche di una sola pianta d’altofusto.

Nel dettaglio, per l’esecuzione di utilizzazioni forestali all’interno della "area di protezione e di promozione economica e sociale" (10% circa della superficie complessiva) viene previsto - nei boschi cedui - che per tagli la cui massa legnosa non superi i 150 quintali debba essere inviata una comunicazione di taglio ai Comandi Stazione Forestale del Corpo Forestale dello Stato; è previsto un sopralluogo (eventuale) ed una valutazione da parte del personale del C.F.S. sulle modalità di impostazione ed esecuzione del taglio; non è necessario il rilascio del “nulla osta” da parte dell’Ente Parco. Per tagli boschivi la cui massa legnosa sia superiore ai 150 quintali e la superficie interessata non superi i 2.5 ettari, la procedura adottata è la seguente: va inoltrata richiesta di taglio presso i Comandi Stazione Forestale del C.F.S.; è previsto sempre il sopralluogo da parte del personale del C.F.S. con la conseguente compilazione di un “foglio notizie”; la pratica viene inoltrata all’Ente Parco per il rilascio del previsto “nulla osta”; l’assegno viene effettuato dal personale del C.F.S. Per tagli di boschi cedui che interessino superfici superiori ai 2.5 ettari viene applicato quanto previsto dalla legge regionale. Per l’esecuzione di tagli di utilizzazione in fustaia (sempre all’interno della "area di protezione e di promozione economica e sociale") sino ad un quantitativo di massa legnosa utilizzata non superiore ai 20 metri cubi è prevista la presentazione di richiesta di taglio ai Comandi Stazione Forestale del C.F.S.; vengono sempre effettuati il sopralluogo e la verifica delle modalità di impostazione ed esecuzione del taglio da parte del personale C.F.S.; non è necessario il “nulla osta” da parte dell’Ente Parco; la martellata viene eseguita dal personale del C.F.S. Nel caso di utilizzazioni forestali la cui massa legnosa sia compresa tra i 20 ed i 100 metri cubi la procedura prevista è la seguente: va inoltrata richiesta di taglio boschivo presso i Comandi Stazione Forestale del C.F.S.; è previsto sempre il sopralluogo da parte del personale del C.F.S. con la conseguente compilazione di un “foglio notizie”; la pratica viene inoltrata all’Ente Parco per il rilascio del previsto “nulla osta”; la martellata viene effettuata dal personale del C.F.S. Per tagli in fustaia che vanno ad interessare quantitativi di massa legnosa superiori ai 100 metri cubi viene applicato quanto previsto dalla legge regionale.

Per l’esecuzione di tagli di utilizzazione all’interno dell’area classificata "riserva generale orientata (B1)" (80% circa della superficie complessiva), sia che si tratti di boschi cedui o d’altofusto, rispettivamente al di sotto dei 2.5 ettari di superficie e dei 100 metri cubi di massa legnosa utilizzata, la procedura adottata è la seguente: è necessaria la presentazione di un "progetto di taglio" che di norma viene redatto da parte del personale del C.F.S.; la pratica viene inoltrata all’Ente Parco per il rilascio del previsto “nulla osta”; l’assegno o la martellata vengono effettuati dal personale del C.F.S. Per tagli in fustaia che vanno ad interessare quantitativi di massa legnosa superiori ai 100 metri cubi o che nel caso di boschi cedui interessino superfici superiori ai 2.5 ettari, viene applicato quanto previsto dalla legge regionale.

La delibera dell’Ente Parco non prevede la possibilità di effettuare tagli di utilizzazione all’interno delle aree classificate come "riserva generale orientata (B2)“ e "riserva integrale” (10% circa della superficie complessiva).

Per una visione complessiva - nel contempo riassuntiva - delle procedure amministrative previste dalla Delibera 116/1997 dell’Ente Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi per l’effettuazione delle utilizzazioni forestali, viene riportata nella Tab. 1 l’elencazione schematica degli adempimenti a cui debbono attenersi i proprietari dei soprassuoli boschivi che intendono eseguire interventi di taglio.

Tab. 1 - Procedure amministrative previste dalla Delibera P.N.D.B. 116/1997 - Disciplina provvisoria delle utilizzazioni forestali.
Aree di protezione e di promozione economica e sociale
Bosco ceduo:
a. fino a 150 q.li:
- Comunicazione di taglio al C.F.S.;
- Eventuale sopralluogo e valutazione C.F.S.;
- Non necessario “nulla osta” del P.N.D.B..
b. tra i 150 q.li e 2.5 ettari:
- Richiesta di taglio al C.F.S..
- Sopralluogo C.F.S., “scheda notizie”;
- Necessario “nulla osta” del P.N.D.B.;
- Assegno effettuato dal C.F.S..
Altofusto:
a. fino a 20 mc:
- Richiesta di taglio al C.F.S.;
- Sopralluogo e valutazione C.F.S.;
- Non necessario “nulla osta” del P.N.D.B.;
- Martellata effettuata dal C.F.S..
b. tra i a 20 mc ed i 100 mc:
- Richiesta di taglio al C.F.S.;
- Sopralluogo C.F.S., “scheda notizie”;
- Necessario “nulla osta” del P.N.D.B.;
- Martellata effettuata dal C.F.S..
Riserva generale orientata (B1)
Bosco ceduo e altofusto:
- Necessario "progetto di taglio", C.F.S.;
- Necessario “nulla osta” del P.N.D.B.;
- Assegno o martellata effettuata dal C.F.S..
Riserva generale orientata (B2) e Riserva integrale
- Non viene previsto nessun intervento di taglio
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Aspetti tecnici

Successivamente alla dettagliata esposizione delle procedura amministrative, si ritiene di fondamentale importanza evidenziare l’aspetto che, trovandosi all’interno di un’area protetta di valenza nazionale, particolare attenzione viene prestata ai criteri di impostazione e realizzazione delle utilizzazioni forestali anche e soprattutto da parte del personale del Corpo Forestale dello Stato il quale si trova operativamente a dover calare nella realtà di ogni singolo intervento le linee guida adottate in accordo tra Ente Parco e C.F.S. Il principio ispiratore di impostazione è quello secondo cui i tagli di utilizzazione sono la conseguenza e non il fine degli interventi selvicolturali che vengono attuati per migliorare le condizioni di stabilità biologica e meccanica dei popolamenti forestali presenti nel territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Nello specifico vengono eseguiti tagli di utilizzazione a seguito di interventi di conversione all’altofusto (che vanno ad interessare per lo più popolamenti di faggio puri o misti), interventi di modificazione della forma di governo, della struttura e della composizione specifica dei cedui abbandonati (che vanno ad interessare in prevalenza carpineti e orno-ostrieti), interventi di normali utilizzazioni forestali nel ceduo od in fustaia. Inoltre viene prestata particolare attenzione anche ai tagli intercalari (diradamenti) eseguiti all’interno di rimboschimenti puri di conifere.

Le utilizzazioni forestali nel periodo 1998- 2004 

Nelle tabelle allegate (Tab. 2, Tab. 3, Tab. 4, Tab. 5) vengono riportati i dati relativi alle utilizzazioni forestali eseguite all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi suddivise per tipologia di forma di governo del soprassuolo (ceduo - altofusto) e per tipo di proprietà (privata - demaniale).

Tab. 2 - Utilizzazioni forestali nei boschi cedui di proprietà privata all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo 1998-2004 (dati Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
Anno Numero totale utilizzazioni Quantità totale assegnata (q.li) Quantità media utilizzazione (q.li)
1998 38 6.545 172.2
1999 35 6.320 180.6
2000 52 6.760 130.0
2001 51 6.760 132.5
2002 48 10.475 218.2
2003 32 5.249 164.0
2004 49 7.555 154.2
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Tab. 3 - Utilizzazioni forestali nei boschi cedui di proprietà demaniale all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo 1998-2004 (dati Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
Anno Numero totale utilizzazioni Quantità totale assegnata (q.li) Numero concessioni Quantità media assegnata (q.li)
1998 8 11.362 191 59.5
1999 10 9.089 151 60.2
2000 6 5.586 93 60.1
2001 6 984 16 61.5
2002 19 7.400 123 60.2
2003 9 4.907 82 59.8
2004 8 4.710 78 60.4
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Tab. 4 - Utilizzazioni forestali nei boschi d’altofusto di proprietà privata all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo 1998-2004 (dati Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
Anno Numero totale utilizzazioni Quantità totale assegnata (mc.) Quantità media utilizzazione (mc.)
1998 20 862.26 43.11
1999 22 816.49 37.11
2000 29 910.01 31.38
2001 16 507.74 31.73
2002 18 225.89 11.89
2003 37 2483.36 67.12
2004 18 550.02 30.56
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Tab. 5 - Utilizzazioni forestali nei boschi d’altofusto di proprietà demaniale all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo 1998-2004 (dati Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
Anno Numero totale utilizzazioni Quantità totale assegnata (mc.) Quantità media utilizzazione (mc.)
1998 1 21.8 21.8
1999 1 96.6 96.6
2000 1 98.7 98.7
2001 3 65.7 21.9
2002 7 234.1 33.4
2003 4 58.0 14.5
2004 0 0 0
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Considerazioni conclusive 

Come primo aspetto da porre in evidenza, va sottolineato il fatto che le procedure amministrative previste dalla Delibera P.N.D.B. 116/1997, necessarie e preliminari all’intervento di taglio boschivo, non hanno costituito un mero appesantimento burocratico, tutt’altro; si sono infatti rivelate attento strumento di “controllo” su ogni intervento eseguito, anche il più piccolo. È da sottolineare che detto “controllo” si estrinseca prevalentemente in un’azione preventiva di consulenza ed assistenza tecnica - peraltro molto apprezzata dai proprietari privati - sulle corrette modalità di esecuzione del taglio secondo i criteri selvicolturali stabiliti d’intesa tra Ente Parco e Corpo Forestale dello Stato. La validità di tale azione trova conferma nel fatto che la quasi totalità degli interventi di taglio - i dati riportati nelle Tab. 2, 3, 4, 5 rappresentano oltre il 96% delle utilizzazioni forestali sia come numero che come quantità di massa legnosa utilizzata - riguardano superfici inferiori ai 2.5 ettari nel ceduo e quantità inferiori ai 100 metri cubi nell’altofusto, per cui, se non vi fossero le procedure previste, l’esecuzione del taglio avverrebbe mediante la sola comunicazione.

Premesso quanto sopra, la gestione delle utilizzazioni forestali all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi può considerarsi estremamente positiva sotto molteplici aspetti. In primo luogo, quale conseguenza dell’impostazione e realizzazione dei tagli boschivi come in precedenza descritto, vi è il fatto che i proprietari dei soprassuoli forestali possono ottenere un prodotto dal loro bene e ciò permette di mantenere vivo l’interesse per la gestione dei complessi boscati. In secondo luogo, viene praticata la selvicoltura, aspetto di non poca rilevanza che va a contrapporsi alle considerazioni, molto spesso infondate, le quali sostengono che all’interno delle aree protette - a causa degli eccessivi vincoli esistenti - non possa essere portata avanti una gestione selvicolturale dei popolamenti forestali. Inoltre - e questo aspetto riguarda principalmente le aree demaniali - la popolazione che vive nei comuni del Parco ha la possibilità di procurarsi direttamente in loco la legna da ardere per uso famiglia e ciò contribuisce a mantenere un forte legame con il territorio, aspetto questo di fondamentale importanza per poter far sopravvivere il “sistema montagna”. Infine - aspetto di non irrilevante importanza - tenendo conto del sistema di impostazione e realizzazione dei tagli boschivi, non viene avvertita alcuna conflittualità né tra i proprietari di boschi né tra i fruitori dell’area protetta nei riguardi della gestione delle utilizzazioni forestali (Fig. 5).

Fig. 5 - Le utilizzazioni forestali all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi riguardano in misura ridotta i popolamenti d’altofusto sia per la ridotta estensione rispetto ai popolamenti cedui che per le difficoltà legate all’esbosco (Foto: Archivio Corpo Forestale dello Stato, C.T.A. - P.N.D.B.).
 
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Sief L (1998). Selvicoltura e gestione delle aree protette, con particolare riguardo alle riserve naturali statali bellunesi. In: Atti della giornata preparatoria al secondo Congresso Nazionale di Selvicoltura. Regione Veneto, Direzione Foreste ed Economia Montana, pp. 39-46.
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Gianpiero Andreatta
Corpo Forestale dello Stato - Ufficio Territoriale per la Biodiversità, v. C. Colombo 21, I-48100 Punta Marina Terme, Ravenna (Italy)

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Gianpiero Andreatta
g.andreatta@corpoforestale.it

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Gianpiero Andreatta, laureato in Scienze Forestali presso l’Università di Firenze e in Scienze Biologiche presso l’Università de l’Aquila, è funzionario del Corpo Forestale dello Stato dal 1989. Ha svolto il suo servizio nel C.F.S. a Ravenna, Cittaducale (RI), Brescia, Belluno e dal 2002 al 2006 ha ricoperto l’incarico di Coordinatore Territoriale del C.F.S. per l’Ambiente del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Attualmente è Capo dell’Ufficio Territoriale del C.F.S. per la Biodiversità di Punta Marina Terme - Ravenna. È socio corrispondente dell’Accademia Italiana di scienze Forestali e socio della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale ed autore di numerosi articoli scientifico-tecnici pubblicati sulla riviste nazionali di settore.

 

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Citation:
Andreatta G (2007). Selvicoltura all’interno delle aree protette: la gestione dei tagli boschivi nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Forest@ 4: 355-364. - doi: 10.3832/efor0480-0040355

Paper’s History

Received: Oct 22, 2007
Accepted: Nov 05, 2007
Early Published: -
Publishing Date: Dec 20, 2007

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