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Journal of Silviculture and Forest Ecology

 
Forest@ - Journal of Silviculture and Forest Ecology
vol. 7, pp. 234-236 (Dec 2010)

Editorials

*Which perspectives for the academic system in forest sciences?

Giovanni SanesiCorresponding author

 

Abstract

There is a lot of debate on the reform of the University system in Italy. Here some proposals are presented for a new organization and development of academic structures in the field of forest sciences.

Keywords: University, Italy, Reform, Teaching, Forest Science

 

Nel corso degli ultimi decenni si sono succedute numerose riforme del Sistema Universitario e ogni volta ci siamo posti le domande se il sistema italiano fosse efficiente ed efficace e quale fosse la situazione nel settore forestale. Oggi alcuni si sono posti anche il quesito di quale attualità abbia il settore delle scienze forestali.

Con questo articolo vorrei cercare di portare un ulteriore contributo alla discussione collegata alla domande appena esposte e a quanto in materia di formazione universitaria, anche su questa rivista, è apparso recentemente.

Prima di iniziare una, seppure breve analisi, è necessario però rispondere al secondo quesito.

A mio avviso l’attualità della formazione forestale e la necessità di formare tecnici specializzati è evidente anche all’osservatore esterno e non solo a un “portatore di interessi” come può essere definito un ricercatore del settore. Energie rinnovabili, materiali per la bioedilizia, verde urbano, global change, salvaguardia dal dissesto idrogeologico, servizi ecosistemici sono alcune delle tematiche ricomprese nelle aree di interesse del nostro settore che integrano quelle “tradizionali” e che sempre più spesso sono richiamate nei diversi quadri di programmazione sia a livello nazionale sia a livello comunitario ed internazionale. In quest’ultimo contesto le competenze relative a queste tematiche e a quelle “tradizionali” sono richieste e la domanda di formazione specializzata è crescente, specie dall’Asia, dall’Africa e dal Sud America. Una chiara percezione di quanto affermato è ricavabile anche dalla lettura degli atti del FAO Forestry World Congress 2009 e dello IUFRO World Congress 2010.

Riguardo invece al primo quesito, merita evidenziare come, nel corso degli ultimi mesi, due articoli su diverse riviste abbiano manifestato parte della discussione che si fa sempre più vivace ed articolata nell’ambito del mondo accademico delle scienze forestali. Infatti, Borghetti ([1]) prima e successivamente Cavalli ([2]) hanno manifestato alcune interessanti e condivisibili considerazioni all’indomani della presentazione al Camera del disegno di legge “Gelmini”.

Ambedue gli autori convengono che un processo di ristrutturazione dell’offerta formativa sia ineludibile.

Borghetti, pur non addentrandosi nei contenuti della proposta di riforma, discute sulle criticità del nostro sistema universitario e sull’insostenibilità di alcune offerte formative. Lo stesso Autore parla di un contesto di “dieta forzata” che l’universitàè costretta a seguire, ma al tempo stesso coglie, nel contesto di una ristrutturazione necessaria, l’opportunità di sperimentare forme di collaborazione tra diversi atenei. Nello specifico Borghetti ipotizza la creazione di “Scuole di Scienze Forestali” che, in diversi ambiti geografici, potrebbero garantire un accorpamento funzionale delle risorse didattiche e di ricerca di diversi atenei e garantire strutture competitive ed allo stesso tempo attrattive nella fornitura dell’offerta formativa.

Cavalli ([2]), nell’ambito di una disamina più articolata del sistema nazionale universitario forestale, giunge a considerazioni analoghe, mettendo in evidenza come la creazione di network didattici e di ricerca possa dare avvio ad un“processo virtuoso che porti alla riduzione del numero di sedi”, funzionale ad assicurare un miglioramento dell’efficienza ed efficacia degli attuali percorsi formativi.

Infatti non si può nascondere come la situazione odierna della formazione universitaria nel settore forestale sia forse fin troppo articolata e diffusa sul nostro territorio. I 14 atenei che hanno attivi corsi di laurea triennali e/o magistrali in scienze forestali, senza tenere conto di altre realtà che forniscono una formazione similare, sono molti e forse troppi per potere supportare da un punto di vista tecnico e finanziario un’offerta formativa che possa essere definita di qualità.

Se si considera, non solo quanto previsto recentemente dal DM 17 del 22 settembre 2010 in materia di “requisiti necessari”, ma l’effetto congiunto dei pesanti tagli al FFO e il prossimo pensionamento di numerosi colleghi ([4]) e del blocco del turn-over, è facile rendersi conto come sia di fatto impossibile il mantenimento dell’attuale offerta formativa.

I colleghi sanno che, a prescindere dal futuro che potrà avere la proposta di legge di riforma e della sua successiva attuazione attraverso specifici decreti, è necessario prevedere un ripensamento dell’offerta formativa e di come questa possa essere organizzata sul territorio; ciò senza mettere in dubbio le capacità che hanno i singoli colleghi e il sistema universitario nel suo complesso.

Infatti il nostro sistema didattico e di ricerca, anche nel settore forestale, gode mediamente di un discreto apprezzamento a livello internazionale. Le analisi dell“H-index, un indicatore presentato nel 2005 da Hirsch ([3]) per quantificare la prolificità e l’impatto del lavoro dei ricercatori, basandosi sul numero delle loro pubblicazioni o delle”top ten" degli articoli di alcune riviste ISI del nostro settore, sono alcune possibilità di verifica di questa affermazione. Ciò che manca al nostro sistema è molto spesso la presenza di centri, che potremmo definire di eccellenza dove si possano concentrare le competenze e la disponibilità di adeguate risorse finanziare e tecniche in modo da poter competere con le università presenti in altri contesti geografici.

Quali sono le strade percorribili in questo processo di ristrutturazione e di riqualificazione nella formazione delle scienze forestali?

È mia opinione che uno dei punti di partenza, percorribile già nell’immediato, possa essere rappresentato dalla riduzione dei corsi di dottorato. Oggi, troppo spesso, questa formazione di terzo livello che dovrebbe essere finalizzata alla formazione specializzata dei laureati è spesso confinata in ambiti troppo limitati e manca di un adeguato supporto finanziario e di competenze che un solo ateneo oggi non può possedere.

Il consolidamento di competenze provenienti dai diversi settori delle scienze forestali in un numero ristretto di dottorati potrebbe non solo garantire una migliore offerta di terzo livello, ma anche permettere un’efficace competitività a livello internazionale. Ciò potrebbe consentire anche di recuperare uno spazio che oggi ci interessa solo in modo molto limitato e di gran lunga lontano da quello che oggi hanno alcuni paesi con una minore tradizione in questo settore.

Ristrutturare e qualificare il dottorato di ricerca nel settore forestale è un’opzione che non solo potrebbe permettere di cogliere una forte opportunità nel campo del mercato della formazione di alto livello e consolidare la nostra presenza in alcune aree extracomunitarie strategiche, ma anche dare avvio ad un successivo processo di aggregazione che dovrebbe interessare soprattutto il secondo livello di formazione universitario.

Il modello di aggregazione a partire dal dottorato di ricerca è anche quello che potrebbe essere affrontato con una minore richiesta di investimenti e non richiede una modifica alla normativa vigente. Infatti in questo caso si potrebbe ipotizzare di concentrare le poche risorse finanziarie disponibili in poche sedi, con eventuali accordi di programma che possano determinare “diritti e doveri” da parte degli altri atenei interessati. La stessa mobilità degli studenti, considerando comunque una numerosità limitata, potrebbe essere affrontata in modo efficace favorendo processi di housing e di supporto finanziario agli studenti ad hoc attraverso l’adeguamento dei prossimi Fondi di Finanziamento Ordinario (FFO).

La mobilità, come normalmente avviene nel contesto internazionale, è considerata un valore e si coniuga, come afferma Borghetti ([1]), con il termine qualità.

Questa ipotesi di ristrutturazione a partire dal terzo livello di formazione non è ostativa alla realizzazione di “Scuole di Scienze Forestali” ipotizzate da Borghetti ([1]) anzi ne potrebbe anticipare e favorirne la nascita e sviluppo. La concentrazione anche nella formazione di secondo livello, magari attraverso processi di tipo federativo, potrebbe ricomporre la frammentazione dell’attuale sistema formativo, favorendo la concentrazione di risorse e l’erogazione di servizi di qualità. È indubbio che tali “Scuole di Scienze Forestali” potrebbero costituire le strutture adeguate per intercettare la richiesta di formazione specialistica in questo settore che proviene dai paesi extracomunitari e che in questo momento e fornita, a livello europeo, prevalentemente dai sistemi universitari di Gran Bretagna, Olanda, Germania, Danimarca ed Austria, Francia.

In questo caso è opportuno sottolineare come sia necessario il supporto normativo che potrà essere fornito solo con l’attuazione della riforma.

La formazione di primo livello potrebbe rimanere allocata nelle attuali sedi, previo però un ripensamento in particolare su eventuali corsi di laurea di tipo professionalizzante con accordi tra le diverse sedi in modo da evitare inutili replicazioni in ambiti geografici analoghi. Anche in questo caso si potrebbe pensare a forme di collaborazione attraverso convenzioni come prevede già attualmente la normativa vigente.

In questo processo di ristrutturazione dell’offerta formativa universitaria un ruolo importante potrà essere svolto dal tavolo tecnico che come, nel recente passato, ha mostrato di essere un valido catalizzatore di iniziative condivise che favoriscano l’acquisizione di standard di qualità.

Un’ultima considerazione personale. Il necessario “ripensamento” del sistema universitario ed in particolare di quello forestale, non può aspettare i tempi della politica che, come è stato dimostrato con la legge 230/2005 che ancora ora risulta in parte non attuata. Per questo è necessario che il Sistema Universitario Forestale incominci a progettare questo processo di ristrutturazione quanto prima e non subisca in modo passivo quanto possa provenire dal mondo della politica e dei tecnicismi burocratici.

Bibliografia

(1)
Borghetti M (2010). L’università a dieta: molti problemi, qualche opportunità. Forest@ 7:104-105.
::CrossRef::Google Scholar::
(2)
Cavalli R (2010). Riforma universitaria in atto. Alcune considerazioni sui corsi nel settore delle scienze forestali ed ambientali. Sherwood 167:13-16.
::Google Scholar::
(3)
Hirsch JE (2005). An index to quantify an individual’s scientific research output. PNAS 102 (46): 16569-16572.
::CrossRef::Google Scholar::
(4)
Rossi P (2008). Per una cultura della valutazione della valutazione: governance, qualità e risorse. Intervento alla Tavola rotonda “Qualità e risorse umane”. In: Atti del convegno “CUN, università e sistema paese: per un governo partecipato dello sviluppo”. Roma 18-19 giugno 2008.
::Online::Google Scholar::

Authors’ Address

(1)
Giovanni Sanesi
Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali, Università di Bari, Campus, v. Orabona 4, I-70126 Bari (Italy)

Corresponding Author

Corresponding author
Giovanni Sanesi
giovanni.sanesi@uniba.it
 

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Citation:
Sanesi G (2010). Quali prospettive di sviluppo per il sistema universitario delle scienze forestali?. Forest@ 7: 234-236. - doi: 10.3832/efor0646-0007

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Publishing Date: Dec 02, 2010

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